Radicchio rosso di Chioggia

Radicchio rosso di Chioggia
STORIA E LEGAME CON IL TERRITORIO
Fino all' Ottocento, nei testi di storici sull’agricoltura non si fa una chiara differenza tra radicchio e cicoria, tuttavia di certo c’è che nell'economia gastronomica del basso Veneto le “radichelle” selvatiche, le radicine, e i radicchi coltivati nell'orto familiare, costituivano un alimento fondamentale: d' inverno si consumavano cotti, soffritti con aglio lardo e pancetta, o comunque venivano preparati sempre accompagnandoli con aglio e cipolla; nel periodo di Quaresima si consumavano come contorno per l' aringa dell' astinenza e del digiuno; in primavera erano degno corollario di frittate e dei primi salumi affettati; d' estate invece, sempre freschi in insalata, si univano ai cetrioli, per divenire piatto ambìto e salutare durante gli ardori della mietitura.
A partire dal 1930 gli orticoltori di Chioggia, che conferivano le loro produzioni al mercato di Venezia, riuscirono a procurarsi il seme del 'Radicchio variegato di Castelfranco' .
Da qui le prime esperienze, che attraverso “un' intensa opera di selezione, mirata a destinare come portaseme soltanto le piante con spiccata propensione alla formazione di un grumolo con foglie centrali strettamente embricate” costituirono il Radicchio variegato di Chioggia dal quale, in tempi successivi, selezionando le piante con screziature rosse sempre più diffuse ed estese, si è differenziato, intorno al 1950, il Radicchio rosso di Chioggia.
Fino al 1940 si coltivavano a Chioggia pochi ettari di questo ortaggio; in seguito, lentamente, nel 1946 si arrivò a coprire circa cinquanta ettari, con sole produzioni tardive da gennaio a marzo.
Da allora il radicchio tradizionale subisce una vertiginosa caduta di immagine, mentre quello rosso, chioggiotto, assurge alla dignità di status symbol.Tuttavia, dopo i successi degli anni sessanta e settanta il mercato attuale risente molto della particolarità delle varie annate e ha inoltre sofferto di un difetto di immagine dovuto, in parte, all'aggressività promozionale di altre tipologie di radicchio.
Gran parte del radicchio rosso conferito dai produttori viene acquistato da ditte locali e da ditte provenienti della zona di Verona; Il rimanente, che si stima intorno al 50% del totale di produzione è destinato ai mercati esteri, parte in quelli europei e parte al mercato americano. La coltivazione, originariamente limitata al bacino veneziano, si è diffusa nel tempo estendendosi alle Province di Padova, di Rovigo e in altre Regioni.
Il disciplinare IGP per la provincia di Venezia tuttavia limita il territorio tipico ai Comuni di Chioggia, Cona e Cavarzere (specificatamente per la tipologia Rosso di Chioggia precoce è prevista la sola zona litoranea del comune di Chioggia)La Provincia di Venezia produce annualmente circa trentamila tonnellate di Radicchio rosso di Chioggia e rappresenta quindi un importante bacino produttivo.
La valenza economica di questa tipica coltura appare evidente e non solo per la parte ovest della provincia: esso infatti non può assolutamente considerarsi un prodotto di nicchia, perché si tratta di un ortaggio di largo e generale consumo, pieno di potenzialità probabilmente ancora non bene espresse.
CARATTERISTICHE
Il Radicchio rosso di Chioggia, secondo i dettami IGP, per essere considerato tale, deve presentare i seguenti elementi: cespo di pezzatura medio grande, ben chiuso, corredato da modeste porzioni di radice, foglie caratterizzate da una nervatura principale di colore unicamente bianco che si dirama in molte piccole penninervie nel rosso intenso del lembo fogliare notevolmente sviluppato, foglie di sapore dolce o leggermente amarognolo e di consistenza croccante, peso del grumolo da duecento a quattrocentocinquanta grammi.
Il Radicchio rosso di Chioggia è depurativo, diuretico e lassativo, è un ottimo regolatore intestinale e delle funzioni epatiche, specie a seguito di cottura. Da un punto di vista strettamente nutrizionale, come tutte le verdure a foglia è povero di calorie e ricco di vitamine e sali minerali, in particolare potassio, calcio e fosforo.
METODOLOGIA DI PRODUZIONE
Il Radicchio di Chioggia presenta un' elevata adattabilità alle diverse condizioni sia di clima, sia di terrenoLe operazioni di semina devono essere effettuate fra la prima settimana di marzo e la prima settimana di agosto. La raccolta inizia la prima settimana di giugno e si conclude a fine marzo. Per il tipo precoce le piante, durante la prima fase del ciclo produttivo, devono essere protette con apprestamenti di materiale plastico.
La densità d' impianto non deve essere superiore alle tredici piante per metro quadrato.
La produzione massima commercializzabile di prodotto, per ettaro di superficie coltivata, avente diritto alla IGP Radicchio rosso di Chioggia, deve rispondere al limite massimo di duecentottanta quintali per ettaro.
La raccolta viene effettuata recidendo la radice almeno due o tre centimetri sotto l' inserzione delle foglie basali del grumolo, quando le foglie centrali hanno assunto una colorazione rossa più o meno intensa della lamina e si sono embricate in modo da formare un grumolo molto compatto.
Subito dopo la raccolta le piante possono essere tolettate direttamente in campo, asportando le foglie più esterne che non vanno a costituire la parte commerciale.
manuela e silvia
Inserito da manuela e silvia - Spizzichi & Bocconi
06/08/2011 23:34:32

I PRODUTTORI

Comitato Promotore Radicchio Rosso di Chioggia IGP
Comitato Promotore Radicchio Rosso di Chioggia IGP
Via Valgrande 27, 30010, Sant'Anna di Chioggia (VE)

LE RICETTE

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APPROFONDIMENTI

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